
Il rifacimento del velluto cremisi dei divani “juvarriani” del Museo d’Arte Antica e Palazzo Madama di Torino
Il progetto ha riguardato lo studio, la progettazione analitica e la successiva ricostruzione fedele del velluto storico destinato al nuovo rivestimento degli undici rari esemplari barocchi di divani cosiddetti "juvarriani". L'intervento si è inserito nell'ambito dei grandi lavori di restauro e ristrutturazione impiantistica che hanno preceduto la riapertura di Palazzo Madama a Torino.
Il Progetto e la Committenza
Lo studio e il ripristino dei materiali tessili di rivestimento e dell'imbottitura dei divani sono stati disposti dalla Fondazione Torino Musei. L'obiettivo scientifico era ambizioso: liberare gli arredi dalle stratificazioni incongrue accumulate nel corso dei secoli – come i velluti bordò e verdi non originali risalenti agli anni '80 – per restituire ai manufatti la loro originaria dignità barocca e confermare la loro leggendaria appartenenza agli arredi della Camera di Parata (Sala del Trono) di Palazzo Madama, citata negli inventari del 1714.
La Fase di Ricerca e Progettazione Filologica
Il cuore metodologico dell'intervento risiede nella complessa fase di progettazione e analisi preliminare condotta nei laboratori della Fondazione Lisio, strutturata come una vera e propria indagine archeologica del tessuto:
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Lo studio dei frammenti: Al di sotto delle fodere successive e trattenuti dai chiodi originari nel legno, sono stati individuati minuscoli frammenti del velluto originale (il maggiore dei quali misurava appena 4,5 x 1 cm).
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La decodifica dell'armatura: L'analisi microscopica di queste testimonianze ha permesso di "leggere" la struttura tecnica del tessuto, rivelando un'armatura a taffetas derivé composta da ben tre elementi combinati: un ordito di fondo verde petrolio, un ordito di pelo bordò (in due gradazioni) e una trama rosa salmone.
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L'eccezione metrica: La progettazione ha dovuto tenere conto di una particolarità tecnica unica, ovvero un'altezza del pelo nettamente superiore rispetto a quella di qualsiasi velluto storico a tinta unita conosciuto.
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Lo studio dell'imbottitura: L'analisi filologica ha esteso lo sguardo anche alla struttura interna del sedile, dimostrando che l'imbottitura primitiva era stata realizzata seguendo i precetti settecenteschi illustrati alla voce Tapissier dell'Enciclopédie di Diderot e D'Alembert.
Questo immenso lavoro di progettazione teorica e analisi tecnica ha dimostrato l'inadeguatezza dei tessuti industriali o dei telai manuali standard già predisposti sul mercato. La Fondazione Lisio ha quindi intrapreso la strada più complessa e rigorosa: progettare ex novo il montaggio di un telaio a mano dedicato, basato esclusivamente sui parametri tecnici ricavati dai frammenti.
La Produzione e la Manifattura Lisio
Passare dal progetto teorica alla produzione ha richiesto una perfetta sinergia tra competenze tecniche e storiche all'interno della manifattura:
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Ingegnerizzazione del telaio: È stato studiato il montaggio specifico del telaio manuale a licci e navetta e sono stati ricercati e calibrati appositi "ferri" da velluto capaci di garantire l'esatta altezza del pelo rilevata in fase di analisi.
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Cromatismi e Chimica: Per riprodurre il caratteristico colore "rosso melagrana" originale, la Fondazione Lisio ha coordinato lo studio analitico dei filati serici (per titolo e torsione) e curato le successive prove di tintura con coloranti reattivi moderni, capaci di garantire la massima solidità alla luce pur mantenendo la resa estetica vibrante e cangiante tipica del Settecento.
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La Tessitura Manuale: La maestria artigianale della Fondazione ha permesso la produzione dei 60 metri di velluto necessari per completare l'intera serie degli undici divani.
Il risultato finale è un tessuto plastico, luminoso e cupo allo stesso tempo, capace di dialogare perfettamente con la luce delle sale barocche e con la ricchezza dell'intaglio dorato degli arredi.

